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martedì 20 settembre 2011

Strucailbotton


Ultimamene ho riflettuto sulla suspense da OK il prezzo é giusto. Mi sembrava molto calzante come immagine descrittiva del mio stato d'animo. 
Io sto qui, davanti a quella ruota che giiiiiiiira e giiiiiira e la gente continua a gridare CENTO CENTO CENTO! e io mi guardo attorno e vedo solo le spalline giganti della mia giacca anni '80 a definire il campo visivo.
Il lavoro del concorrente da quiz è sfiancante. Per tutta la puntata non sai se vincerai, quanto e soprattutto ti chiedi quando??? Non so se ho la stoffa giusta per guardare lucidamente alla mia condizione.
Vi inviterei adesso a diventare Uomini con la macchina da presa e visualizzare la scena:
Il conduttore inamidato mi osserva col suo sorriso falso e bonario e aspetta quei due minuti esatti per darmi la risposta.Io ne sento 24 (non di minuti ma di ore).  Cristo! Sono venuta fin qui per celebrare il vostro capitalismo elettrodomestico, abbiate pietà e non fatemi aspettare ancora!
L'inquadratura comincia a raccogliersi sul viso e poi sulla bocca del presentatore infarfallinato. Un rallenty mi ricorda maldestro mi ricorda che forse sto immaginando ma va bene, cerchiamo di far calzare la cosa.
Sbiascicando paroline percepite come ACCE mi dice che la mia risposta è errata ed io devo tornare a casa.
Il campo visivo torna ad allagarsi per poi scendere in picchiata sulla mia lacrima concorrenziale.
NON DOVEVO METTERE IL TALLIEUR ROSA!
Il carrello torna al pubblico pagato perché si prepari ad accogliere un nuovo concorrente con la giusta dose di finto entusiasmo. Ti assicuro che quando stai lì in mezzo ti rendi facilmente conto di quanto la gente rosichi per un tuo eventuale nuovo, bellissimo, scintillante tostapane.

"Dal design unico ed inimitabile il tostapane Flavia tosta anche vostra madre! Figuranti invidiosi che non siete altri!"

Ooh si...la scena dello sbrocco del presentatore colto da un impeto di moralità mi darebbe un enorme senso di ristoro.

Negli ultimi giorni mi sto davvero impegnando. Sto cercando con disperazione di far credere alla gente che un uomo che ammazza soltanto i cattivi può considerasi un eroe se cerchi di vincolare la tua legge morale agli angoli della narrazione. Non so se i vietcong sarebbero stati d'accordo ma per quanto riguarda la condizione empatica di uno spettatore è abbastanza facile ritrovarsi ad essere carnefici quando lo schermo al plasma ti protegge dalle punizioni per le tue magagne.
Mi compiaccio della qualità della mia videocamera mentale. Pochi effetti speciali ma un prodotto di sostanza.
Spegnerla è semplice, è guardare dove ho tenuto le dita per tutto questo tempo che mi risulta complicato.

Le mani sulla tastiera di questa mattina milanese non sono diverse da quelle che vi ho poggiato in passato.
Ho bevuto dalla mia caffettiera come se nulla fosse anche a centinaia di kilometi di distanza.

sabato 14 maggio 2011

Yoko's Psychedelic Breakfast

Devi svegliarti Piccolo Seme di sesamo...VIA LA COPERTA!
Un padre sa come si prepara con cura la colazione più adatta e nutriente per la sua bambina.
Adesso che il Piccolo Seme ne è germogliato è difficile ricordare certi attimi rituali.
Qualcosa però è rimasto. Una casa fredda, freddissima. Non c'erano i termosifoni, solo coperte su coperte, e i vestiti di sua cugina infilati di fretta e furia, perché casa è lontana dalla scuola e bisogna far presto.
L'odore del mare ha un doppio significato per i bambini che crescono sulla sua riva. Anche se non ti piace, finisci per affezionartici. Anche quando ci sono le trombe d'aria e hai paura che un'onda ti porti via. Era così vicino. Così vicino che potevi affacciarti alla finestra e guardarlo anche d'inverno. Anche se sei una bambina che preferisce l'orto dietro casa alla riva del mare. Qualcosa è rimasto. Come la canottiera di lana che il Piccolo Seme non voleva per nulla indossare e i salti sul letto. I salti sul letto sono un evergreen. E poi il gioco dell'aspirapolvere. Un gioco che si fa in due.

CHI BERRA' IL SUO LATTE PIU' VELOCEMENTE?

La domenica mattina aveva il senso di un buongiorno speciale. Non c'era fretta, anche se il Piccolo Seme si svegliava presto comunque (abitudine mai persa negli anni). A volte avevi anche la fortuna di trovare le brioches nel forno o il plumcake con la frutta in mezzo. Perché anche la mamma ci teneva a certe cose.
Ma la domenica aveva molto più senso per altre ragioni. La musica. La colazione psichedelica del suo papà.
Non tutti i bambini hanno certe fortune ma il Piccolo Sesamo beveva il latte della mucca meglio nutrita della storia. La mucca dei Pink Floyd. E nel suo crescere le riecheggiavano i cori dell' Atomo Madre Terra. Nel suo saltellare gli sbadigli fragorosi di Alan. Nel suo sorridere, i campionamenti sfrigolanti delle uova fritte e del bacon.
Il succo d'arancia. Quella canzone te lo fa quasi vedere mentre scende giù, abbracciando dolcemente l'interno del bicchiere. Che immagine coloratissima per una bambina.
Forse è per questo che il Piccolo (ma ormai adulto) Seme di sesamo non ha più smesso di fare colazione, anzi, è il pasto a cui tiene di più. Lei e il suo papà non parlano spesso. Non sono tipi a cui piace stare al telefono. Lui però doveva portarla all' ETA' DELLA RAGIONE, o almeno così le disse prima di rendersi conto che di ragionevole la sua bambina non aveva proprio nulla. Nemmeno i denti del giudizio.

Solo una sfilza infinita di SE vicino all'ultima traccia. Quella prima del '68.